Volere è potere: Podemos, Puerta del Sol, Madrid, 31 gennaio 2015

Ma che meraviglia vedere la gente reagire e fare la 0storia! Il popolo finalmente sorridente riunito a Puerta del Sol.

Un popolo che si fa gigante che chiede cambiamento, giustizia sociale e democrazia

A quando il nostro turno italiani?

Podemos (letteralmente “Possiamo)  è un partito politico di sinistra in Spagna, fondato nel 2014 da Pablo Iglesias, che arriva a dare man forte al collega greco Tsipras.

Molti vogliono vincolare il destino di Podemos al destino del governo greco. Appoggiamo i nostri fratelli, però nessuno ha compiuto il loro dovere al posto loro, e nessuno compirà al posto nostro il dovere degli spagnoli. A noi cittadini spagnoli tocca ora essere protagonisti della nostra storia, e sogneremo, però credendo seriamente al nostro sogno. (discorso Iglesias a Puerta del Sol, Madrid)

Iglesias è stato docente di scienze politiche presso l’Università Complutense di Madrid e attualmente è membro del Parlamento europeo. Nelle elezioni del Parlamento europeo 2014, Podemos ha ricevuto circa l’8% del voto nazionale, anche se era nato solo da 4 mesi.

Podemos ha origine dal basso, dal movimento Indignados, dopo che la gente, disgustata dalla disuguaglianza sociale e dalla corruzione del 2011, scende in piazza ben 12 volte.

Che è successo? Che è successo in questo paese? Questa situazione di umiliazione e impoverimento non si spiega solo con il fatto che alcuni abbiano governato male, non si spiega solo con il fatto che alcuni siano negligenti – e lo sono.

Il problema è un modello di paese che ha messo lo Stato a lavorare contro la società, una minoranza che ingrossava i suoi conti in banca mentre la maggioranza vedeva deperire i propri.

Questa è la corruzione: rubare le istituzioni alla gente.

La corruzione non sono solo gli svergognati che rubano denaro pubblico. La corruzione è che un 1% di ricchi possieda quanto il 70% della popolazione.

Da quando è iniziata la crisi, c’è un 27% in più di ricchi: esattamente la stessa percentuale di spagnoli a rischio povertà.

Le persone assistite dalla Caritas sono aumentate del 30% dall’inizio della crisi: della stessa percentuale è aumentata la vendita di auto di lusso.

Questa è la corruzione! (discorso di Iglesias a Puerta del Sol)

Il motto di Podemos è:

trasformare l’indignazione in potere politico e rompere con l’attuale situazione”

Oggi non siamo qui per protestare, siamo qui perché sappiamo che il momento è adesso. Dalla nostra capacità di approfittare di questo momento dipende ciò che succederà a una generazione intera, ai nostri figli e alle nostre figlie, ai nostri anziani, ai nostri fratelli e sorelle, ai nostri giovani, al nostro paese. A tutti loro dobbiamo un paese e un futuro migliore, e per questo siamo qui, non per protestare (discorso Iglesias a Puerta del Sol)

Podemos nasce nel weekend del 12 / 13 gennaio 2014, il manifesto del partito è firmato da trenta intellettuali e personalità, come:

Juan Carlos Monedero, professore associato di scienza politica presso l’ Università Complutense di Madrid (UCM); l’attore Alberto San Juan; Jaime Pastor, professore associato di scienza politica a UNED; lo scrittore e filosofo Santiago Alba Rico; il membro ed ex leader della Sinistra sindacale attuale González Carnero di Cándido e Bibiana Medialdea, professore associato di economia applicata nell’UCM. 

In questo manifesto si esprime chiaramente la necessità di creare un partito lista che si presenti alle elezioni europee di quell’anno. L’obiettivo è opporsi, da sinistra, alla dominazione politica dell’Unione europea.

Finalmente anche in Spagna un partito di vera sinistra. Rappresentativo dei problemi di disuguaglianza, disoccupazione e malessere economico che ha seguito la scia della crisi del debito europeo.

Podemos richiede una rinegoziazione delle misure di austerità e del Trattato di Lisbona.

Si presenta in maggio 2014 alle Elezioni europee e:

Più di 1 milione di voti e 5 seggi al possibile. Questo è solo l’inizio.

Il risultato è stato molto buono ma non soddisfa i nostri obiettivi, che, sono senza dubbio, lavorare per formare un governo competente che si occupi dei cittadini e non sia schiavo delle grandi potenze finanziarie. 

Abbiamo potuto, noi possiamo e non c’è dubbio che, insieme,

POTREMO. (Pablo Iglesias)

Il progetto politico Podemos è stato spesso accusato da destra e socialisti di non avere un programma preciso e di vendere soltanto fumo.

Il programma arriva grazie all’aiuto di illustri economisti come Viçenc Navarro e Juan Diego Tor­res.

Il programma parte da due premesse:

  • la prima è che “il capitalismo dà risposte insufficienti ai problemi delle persone” 
  • la seconda sostiene che in quest’epoca neoliberale sono aumentate le ingiustizie e il rendimento delle economie non è cresciuto. Dopo queste premesse arrivano alcune delle ricette che Podemos vorrebbe mettere in pratica qualora vincesse le elezioni: 
  • I dati portati a sostegno di queste tesi parlano di 5 milioni di spa­gnoli a rischio grave esclu­sione sociale e dell’1% dei ricchi spagnoli che possiedono quanto il 70% dell’intera popolazione.
  • crea­zione di una banca pub­blica,
  • tassa patri­mo­niale,
  • sala­rio minimo e limite mas­simo alle dif­fe­renze sala­riali,
  • abo­li­zione delle «riforme» stile jobs act e del nuovo arti­colo 135 della Costi­tu­zione (pareg­gio di bilan­cio e «prio­rità asso­luta» del paga­mento del debito su qua­lun­que altra spesa),
  • ridu­zione d’orario a 35 ore,
  • incen­tivi agli inve­sti­menti nella green eco­nomy,
  • lotta a spre­chi e cor­ru­zione,
  • coge­stione nelle imprese.

Mi chiedo: tutte queste cose si potranno realizzare? E se sì, quando?

Iglesias lo sa o lo dice, non illude nessuno:

non tutto si potrà fare subito, per molte iniziative ci vorrà una mediazione con l’Europa e le sue regole. I rap­porti di forza reali ci impe­di­ranno di fare subito quello che vor­remmo”.

Il responsabile di tutto sarebbe, anche secondo Iglesias, la presenza dell’Euro, una moneta nata con errori di costruzione che secondo lui

non furono casuali, ma rispon­denti agli inte­ressi di ban­che, grandi imprese e Germania”.

Speriamo che l’euro e la necessità di rendere conto a Bruxelles non diventi anche per Podemos, come è stato per molti in Italia,

una scusa per non attuare, in caso di vittoria, il programma elettorale.

Vedo in Podemos una speranza nascere dal bisogno di rispetto per la dignità della gente.

Vedo in Podemos la possibilità di costruire insieme un futuro migliore.

Torniamo a Puerta del Sol (vedi immagine sopra). La gente lo guarda e sorride, sognatori?

Forse, ma….ehi gente….bisogna sognare! Sognare seriamente (ossimoro?).

Gli spagnoli credono in Podemos, ascoltano rapiti Islesias fare il suo discorso a Puerta del Sol, dice:

Bisogna sognare e noi sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno. Atene, Europa, gennaio 2015, anno del cambiamento. Il vento del cambiamento comincia a soffiare in Europa! Meno di una settimana di nuovo governo in Grecia: elettricità gratuita per 300.000 famiglie che non la potevano pagare, sospensione dei processi di privatizzazione dei porti, della compagnia pubblica dell’elettricità e di 14 aeroporti, recupero della copertura sanitaria per tutti i cittadini, riconoscimento della cittadinanza greca a tutti i bambini, indipendentemente dal colore della pelle, riassunzione dei maestri licenziati, smantellamento immediato delle recinzioni che separavano il popolo dal parlamento della gente. E inoltre, un primo ministro che non ha bisogno di giurare in cravatta, e il cui primo atto simbolico è stato di rendere omaggio agli eroi della resistenza contro l’occupazione tedesca.

Puerta del Sol invasa letteralmente (vedi immagine sopra), un nuovo simbolo di futuro, di cambiamento, di dignità e di coraggio!

Solo quando quelli che stanno in basso vogliono, e quelli che stanno in alto non possono, si apre la possibilità del cambiamento. Il cambiamento quelli che stanno in alto lo chiamano azzardo e caos, noi che stiamo in basso lo chiamiamo democrazia!

Che cos’è la democrazia? La democrazia è la possibilità di cambiare ciò che non funziona. Quello che hanno fatto i governi di questo paese non ha funzionato.

Oggi non siamo qui per protestare, siamo qui perché sappiamo che il momento è adesso. Dalla nostra capacità di approfittare di questo momento dipende ciò che succederà a una generazione intera, ai nostri figli e alle nostre figlie, ai nostri anziani, ai nostri fratelli e sorelle, ai nostri giovani, al nostro paese. A tutti loro dobbiamo un paese e un futuro migliore, e per questo siamo qui, non per protestare.

Noi sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

 

Il compito che abbiamo di fronte, lo realizzeranno gli spagnoli che vogliono il cambiamento, gli spagnoli che vogliono un paese migliore. E sogniamo, certo, pero sogniamo seriamente un paese in cui chi si è visto costretto a partire possa comprare un biglietto di ritorno, dove chi voglia portare avanti un progetto possa farlo senza dipendere dalle banche, un paese dove l’accesso alla casa non si converta in un calvario di tutta la vita, un paese dove non si guadagnino stipendi da fame, un paese dove esistano politiche che difendano dall’esclusione e dalla povertà.

Oggi diciamo a questi aristocratici arroganti, alla casta che insulta e mente: la libertà e l’uguaglianza trionferanno!

 

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

Di che parliamo quando sogniamo un cambiamento? Vogliamo un cambiamento che salvaguardi le pensioni degli anziani che si sono rotti la schiena lavorando, vogliamo un cambiamento che potenzi le nostre piccole e medie imprese e olii il nostro sistema imprenditoriale. Vogliamo che i nostri investimenti in ricerca e sviluppo si equiparino alla media europea, vogliamo scommettere sull’industria innovatrice, sulla sovranità tecnologica, sulla sovranità alimentare ed energetica, vogliamo un cambiamento che apra le porte all’economia verde, per uscire da un modello del “mattone” improduttivo, instabile e precario che solo produce precari e autonomi asfissiati. Vogliamo un cambiamento nel modello energetico, senza sprechi, che scommetta sulle rinnovabili e rompa i monopoli. Vogliamo un cambiamento nel mercato del lavoro, per produrre e competere meglio, anziché rendere più economici i licenziamenti e abbassare i salari. Vogliamo un cambiamento che metta in ordine i conti, per sapere in cosa e come spendiamo. Bisogna ingaggiare una battaglia senza quartiere contro la frode fiscale, perché farlo significa garantire i diritti di tutti.

 

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

Sogniamo un paese in cui nessuno rimanga escluso, in cui tutti abbiano il riscaldamento d’inverno, dove non ci sia una sola famiglia senza un tetto sotto cui passare la notte. Mai più un paese senza la sua gente!

Per questo è necessario dispiegare un piano di riscatto cittadino, che si impegni al massimo nel fermare il dissanguamento e l’asfissia che impediscono la ripresa, bisogna destinare risorse di emergenza nazionale ai settori più vulnerabili ed esclusi. Bisogna ascoltare i premi Nobel e ristrutturare il debito: questa ristrutturazione deve essere rigorosa, solvente e onesta, dev’essere conforme a quella che è la quarta economia dell’Euro, la Spagna.

 

Ciò che è in gioco oggi in Europa e in Spagna è la democrazia stessa, e davanti al totalitarismo finanziario, noi stiamo con la democrazia!

Qualche giorno fa si sono riuniti al forum di Davos i grandi investitori mondiali. Millesettecento jet privati sono arrivati per discutere del cambiamento climatico. Bisogna ricordargli che la sovranità europea non sta a Davos, non sta nel Bundesbank, non sta nella Troika, non è della Merkel: la sovranità europea è dei cittadini. Ora basta con la sovranità sequestrata, ora basta con governi codardi che non difendono i loro popoli!

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

E oggi sogniamo un’Europa dei cittadini, non degli affaristi e delle banche, un’Europa della gente e dei popoli. Permettetemi di salutare alcuni sognatori: questi giovani che hanno riempito le piazze di Maggio, questi giovani esemplari che hanno impedito gli sfratti con i loro corpi, giocandosi la libertà. Questi eroi e queste eroine con il camice bianco che hanno difeso il diritto alla salute e la dignità del lavoro nelle professioni sanitarie. I malati di epatite che hanno dovuto occupare gli ospedali per rivendicare il loro diritto a vivere, questa marea verde che ci ha ricordato che non c’è democrazia senza educazione pubblica di qualità.

Questa valorosa classe operaia, lavoratori della AENA, lavoratori della Coca Cola, siete un esempio! Queste nonne e nonni infaticabili che chiamano “yayoflautas” [misto tra yayo, nonnino, e perroflauta, punkabbestia] e che difendendo la propria dignità difendono quella dei loro figli e dei loro nipoti. Queste migliaia di giovani esiliati, che ci stanno vedendo in streaming: vi prometto che costruiremo un paese nel qualche possiate tornare!

Queste donne che ci hanno dovuto ricordare che nessuno ha diritto a decidere dei loro corpi. Quelli che sono stati truffati con i derivati, che ci hanno ricordato come i ladri più pericolosi usano gel e cravatta. Questi studenti che sono stati l’avanguardia della comunità universitaria. Questi lavoratori migranti: nessuno ha il diritto di chiamarvi stranieri in Spagna!

Grazie, grazie a tutti per essere quel movimento popolare senza il quale il cambiamento non sarà possibile nel nostro paese.

Sogniamo, però prendiamo molto sul serio il nostro sogno.

 

Alcuni dicono che la Spagna è una “marca” [“marca España”, equivalente del nostro “made in Italy”]. Pensano che tutto si possa comprare e vendere. Noi amiamo il nostro paese, che trova le sue radici in una storia di lotta per la dignità. Quelli che credono che tutto si possa comprare e vendere hanno voluto trasformare quel Cavaliere dalla triste figura in una marca, in marketing. Maledetti quelli che vogliono trasformare la nostra cultura in merci! Diceva Antonio Machado, per bocca del suo Juan de Mairena, che quell’hidalgo pazzo era un esempio, un esempio di nobiltà e valore contro l’ingiustizia, diceva che a volte c’è bisogno di pazzi dignitosi che si scontrino con i potenti, c’è bisogno di sognatori valorosi che sappiano sognare un mondo migliore e osino chiamare le cose con il loro nome, c’è bisogno di sognatori che osino difendere gli ultimi, che osino scontrarsi con i primi, servono Don Chisciotte!

Siamo orgogliosi di questo sognatore a cavallo, di questo spagnolo universale, non permettiamo che i traditori trasformino il Chisciotte in una marca, non permettiamo che comprino e vendano la dignità e la bellezza, non permettiamo che comprino e vendano i sorrisi. Il diritto della nostra gente a sorridere non si vende, il diritto ad avere scuole e ospedali non si vende, la sovranità non si vende, la nostra patria non è una marca, la nostra patria è la gente!

 

Hanno voluto umiliare il nostro paese con questa truffa che chiamano austerità. Mai più la Spagna senza la sua gente, mai più la Spagna come marca per gli affari dei ricchi. Non siamo una marca, siamo un paese di cittadini, sogniamo come Don Chisciotte, però prendiamo molto sul serio i nostri sogni. E oggi diciamo patria con orgoglio, e diciamo che la patria non è una spilletta sulla giacca, non è un braccialetto, la patria è quella comunità che assicura che si proteggano tutti i cittadini, che rispetta le diversità nazionali, che assicura che tutti i bambini, qualunque sia il colore della loro pelle, vadano puliti e ben vestiti a una scuola pubblica, la patria è quella comunità che assicura che i malati vengano assistiti nei migliori ospedali con le migliori medicine, la patria è quella comunità che ci permette di sognare un paese migliore, però credendo fermamente nel nostro sogno.

Madrid, Europa, 31 gennaio 2015, anno del cambio, possiamo sognare, possiamo vincere! (vedi immagine sotto)

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