Steve Jobs parla a Stanford

Steven Paul Jobs, noto semplicemente come Steve Jobs nasce a San Francisco, California, il 24 febbraio 1955.

E’ stato un imprenditore, informatico e inventore statunitense. Cofondatore di Apple Inc., ne è stato
amministratore delegato fino al 24 agosto 2011, quando si è dimesso per motivi di salute.

Poche persone come lui hanno spiegato così chiaramente in vita il loro pensiero sulla morte. Lo fa a Stanford nel 2005. Parla davanti ad una platea di neolaureati. Il suo discorso è un esempio di retorica. 

Inizia con una captatio benevolentiae che suscita non solo attenzione ma anche ilarità.

“Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.

Siate affamati, Siate folli

L’autoironia è sempre collegata ad una vivacità intellettuale superiore alla media e Steve Jobs ne fa uso per
conquistare la folla.

Il suo discorso non nasce per essere ascoltato, ma per essere letto.

Non fa uso di abbreviazioni, come vuole il parlato, ogni sua frase è ben curata, cela finta naturalezza.

Steve Jobs sta parlando della sua vita, lo fa in maniera schematica.

Vuole comunicare un messaggio, argomenta la sua tesi e instaura un gioco di sguardi con il suo pubblico che, sentendosi partecipe, non può che accogliere il suo insegnamento.

Vi sarà fonte di ispirazione per la generazione a venire

La prima parte la intitola: connecting the doths

La prima frase è una domanda che gli permette di parlare del passato, una digressione che non appesantisce il
racconto, ma aiuta a chiarire le idee. Steve Jobs non critica la decisione presa dalla madre biologica, riguardo alla forzata entrata al college, ma l’ironia si manifesta comunque, non a parole ma con i fatti. La sua stessa “carriera universitaria” viene ad essere un esempio di come bisogna vivere la propria vita, facendo ciò che realmente interessa senza essere oppressi dai dogmi (come lui stesso li chiamerà a fine discorso). È qui il primo indizio per una possibile interpretazione dell’intero discorso:

Steve Jobs vuole proporsi in chiave profetica, come i poeti Romantici inglesi dell’ottocento, e indicare la “via giusta” da seguire per ottenere successo e piena realizzazione di sè stessi.

“Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti. Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva”

Steve Jobs usa sapientemente le pause mentre parla della madre biologica restia a firmare le carte per l’adozione, vuole cogliere nel segno, il suo discorso deve suscitare forti emozioni. Ripetizioni frequentissime del verbo to drop, forte sia nel significato sia nel suono. Nessun imbarazzo nel parlare delle condizioni disagiate che la sua decisione ha comportato. Potrebbe voler suscitare empatia oppure è reale orgoglio di avercela fatta nonostante tutto. Le frasi si allungano, ma risultano sempre spezzettate dai continui “i..i..i” (io…io…io) che sottolineano ancora una volta il taglio non solo individualista, ma il voler essere un esempio. Il tono del discorso muta completamente quando parla dello scrivere, è frenetica la descrizione dei poster del campus, quello che ama sta venendo alla luce. Il discorso diventa più tecnico e traspare l’incredibile orgoglio.

Lui è stato il migliore in quello che ama.

La prima parte del discorso può essere considerato un microcosmo, è un racconto circolare che

invita gli uomini a considerare sè stessi, le proprie emozioni e i propri desideri e assicura che, così, i dots un giorno si uniranno da soli.

“Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra,
e ha fatto la differenza nella mia vita”

Seconda parte: l’amore e la perdita

Il secondo esempio nasconde una rielaborazione interiore molto marcata. Steve Jobs parla del suo fallimento, le sue parole non nascondono l’amarezza, parla di numeri per non parlare di persone. Nomina la Microsoft ma non dice chi l’ha licenziato dall’azienda che lui stesso ha fondato. Non è difficile individuare il rancore che prova, tante ripetizioni di get fired-falling-failure. Ma l’entuasiasmo torna facilmente. Inizia a parlare della sua rinascita. Il fuoco dentro di lui non è spento. Questo momento è intriso di ricordi:

Amavo ancora quello che ho fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit. Ero stato respinto, ma ero ancora innamorato. E così ho deciso di ricominciare. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi”

La parte finale può essere considerata filosofia.

Steve Jobs parla dall’animo e dice:

“Non perdere la fede”

e per la prima volta compare You (tu), adesso ha smesso di mostrare i suoi successi ma si pone direttamente come guida da cui trarre insegnamento;

“Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa”

Il linguaggio non è difficile, non è artificioso, è diretto, semplice, asciutto, proprio di un grande comunicatore. La terza e ultima parte del discorso inizia con una frase molto forte che aiuta a catturare l’attenzione di tutti gli ascoltatori. Riguarda un argomento molto intenso: la morte.

“Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto, tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento, sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi.
Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore”

Segue una domanda retorica a cui però dà una risposta che apre la strada per una profonda riflessione. Mette a nudo le paure, che accomunano tutti:

“Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’ e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità”

Parlando della sua malattia il tono si alza incredibilmente, l’agitazione è palpabile e sembra quasi di vedere
l’ansia nel mettere le cose in ordine non è più il ragazzo invincibile.

Ora Steve Jobs mostra il lato più debole di sé.

La descrizione continua ad essere razionale, non c’è spazio per deliri, Steve vuole insegnarci, non raccontarci
quanto ha sofferto. Ci informa che un giorno moriremo. Si scusa con il pubblico per la drammaticità. Il suo intento è insegnare come agisce la vita e, alla fine, concede parole di pura poesia:

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi – che vuol dire vivere con i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e l’intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere
polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori.


Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi.
Sotto, le seguenti parole:

“Siate affamati. Siate folli”.

Era il loro addio, e ho sperato sempre questo
per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi:

“Siate affamati. Siate folli”.

Steve Jobs 1972

Lascia un commento

*