Schweitzer, una vita per i diseredati

Albert Schweitzer nasce nel il 14 gennaio del 1875 nell’Alta Alsazia in una famiglia molto religiosa.

E’ l’infaticabile medico e filantropo che fa della cura dei diseredati dell’Africa equatoriale una filosofia di vita.
Vince il Premio Nobel per la Pace nel 1952 e con i fondi costruisce in Africa il villaggio dei lebbrosi, inaugurato nel 1954 con il nome di Village de la lumière (Villaggio della luce).

” Il primo passo nell’evoluzione dell’etica è un senso di solidarietà con altri essere umani» (A.Schweitzer)

E’ un precursore ed uno dei più acuti interpreti della crisi della civiltà contemporanea.

Come medico, missionario, filosofo, musicista e profondo uomo di fede, dedica tutta la vita a trovare una ‘cura’ alla malattia che ha colpito l’intera umanità.

Questo suo pensiero è antecedente alle analisi che verranno dai filosofi del primo novecento. Per Schweitzer il proliferare delle invenzioni e dei saperi del ventesimo secolo non è accompagnato da un’altrettanto grande levatura spirituale ed etica. Dice

“Io avevo avuto l’impressione che, lungi dall’aver superato le generazioni passate nel livello spirituale, stessimo vivendo sulle loro conquiste… e addirittura cominciassimo a dilapidare molto di questo patrimonio”

L’uomo moderno è diventato semplice spettatore degli eventi. Sembra aver perduto ogni capacità di riflessione. Si è affidato ad organizzazioni (politiche e religiose) che lo hanno assoggettato, rendendolo solo e omologato senza che egli ne abbia consapevolezza. Dice Schweitzer:


“Lo spirito di soggezione spirituale, a cui dovrebbe arrendersi, è in tutto ciò che egli ascolta e legge; è negli uomini con cui viene in contatto; è nei partiti e nelle associazioni che lo hanno sequestrato; è nelle condizioni in cui vive. Da ogni lato e nei modi più svariati si agisce su di lui affinché prenda le verità e le convinzioni di cui ha bisogno per vivere dalle associazioni che su di lui vantano diritti”

La stessa filosofia è così occupata a studiare lo sviluppo delle scienze (convinta che sviluppo significhi progresso), che non si interroga più sul mondo e sulla vita. Non aiuta più l’umanità a crearsi una propria Weltanschauung.
Dice:

“La filosofia filosofò così poco sulla civiltà che non s’accorse che lei stessa e con essa l’epoca sua si svuotavano sempre più di civiltà”

La consapevolezza di Schweitzer di vivere in un periodo di declino spirituale non gli fa perdere la fiducia e l’ottimismo. L’individuo deve tornare a essere artefice consapevole delle proprie azioni. Egli sostiene che:

“Soltanto se la vita si interiorizza e diviene etica, la volontà di progresso che ne deriva possiede la capacità di distinguere fra valido e meno valido mirando a creare una civiltà che, lungi dall’essere formata esclusivamente da conquiste del sapere e della tecnica, è soprattutto rivolta all’ascesa spirituale ed etica dell’uomo e dell’umanità”

Schweitzer manifesta chiaramente speranza nelle capacità razionali dell’uomo.

“Quello che puoi fare tu è solo una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita” (Albert Schweitzer)

La spinta interiore lo porta ad un sincero trasporto verso gli altri, ad un Amore rivolto ai sofferenti. Dopo essersi
sposato realizza il suo sogno missionario. Luogo di destinazione sarà Lambarènè, nel Gabon, Africa equatoriale francese. In una lettera scritta al direttore della Società Missionaria di Parigi Schweitzer spiega la sua scelta:

“Qui molti mi possono sostituire anche meglio, laggiù gli uomini mancano. Non posso più aprire i giornali missionari senza essere preso da rimorsi. Questa sera ho pensato ancora a lungo, mi sono esaminato sino al profondo del cuore e affermo che la mia decisione è irrevocabile”

I missionari sono inizialmente scettici sull’interesse dimostrato dal noto organista per l’Africa. La risposta di
Schweitzer è quella di impegnarsi a raccogliere fondi per conto proprio, mobilitando amici e conoscenti. Riesce a garantire la sopravvivenza del suo ospedale africano anche con la sua abilità come musicista. Tenendo concerti e conferenze si realizza il sogno.

Molto poco si sa del ruolo che hanno i dischi incisi da lui nel 1936. Alcuni con musica di Johann Sebastian Bach (sul quale scrisse il libro “Il Musicista Poeta”) non erano sfuggiti al raffinato orecchio degli specialisti. Ora, dopo il conferimento del Nobel per la Pace, il nome di Schweitzer è sulla bocca di tutti, in tutto il mondo. Moltissimi, ammirati e incuriositi, vogliono ascoltare cosa le sue mani sanno trarre dalla tastiera di un grande organo. Non solo Bach, ma anche Mendelsshon, Franck e Widor fioriscono sulla punta di quelle dita. Lui stesso lo ammette:

“Per anni mi hanno dato di che vivere”

L’ospedale di Lambaréné è oggi uno dei più importanti ed avanzati di tutta l’Africa, ma il lascito che egli dona all’intera umanità va ben oltre: è il suo esempio, la sua costanza. Ad un amico scrive:

“Cerco di non pensare a ciò che potreste supporre a causa del mio lungo silenzio. Vi chiedo comprensione. Voi stesso avete potuto constatare durante il mio soggiorno a Londra quanto fossi affaticato. Ho dovuto affrontare il lavoro di ricostruzione del mio ospedale, che mi ha stremato. In questo momento, il tempo, il lavoro pressante e la stanchezza mi impediscono di rispondervi. Nessun essere umano dovrebbe affrontare in una sola volta compiti tanto impellenti come i miei”

Per la sua storia di pioniere della medicina in Africa, creatore di un ospedale e di un lebbrosario Albert Einstein lo ha definito:

“il più grande uomo del suo tempo”

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