Perché scappano dall’Eritrea?

“Non ci sorprende che in questi giorni un gran numero di coloro che attraversano il Mediterraneo e percorrono altre vie per raggiungere l’Europa, siano eritrei. Fuggono un paese che non è governato dalla legge, ma dalla paura!” (Ms. Sheila B. Keetharuth,  membro della commissione di inchiesta per i Diritti Umani Nazioni Unite)

Adal arriva nel 2013 a Lampedusa, è lì per cercare notizie di suo fratello di 19 anni che, volendo raggiungerlo, si era imbarcato su quel barcone affondato a poche centinaia di metri dall’isola.
Artist Mahader Tesfai  Eritrea
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Adal vive da anni in Svezia e non sa darsi pace per non essere riuscito a convincere il fratello a non imbarcarsi. Lo sa, lui, quanto il percorso sia pericoloso. Nel 2005 è arrivato così ed una tempesta lo ha dirottato su Malta. Di lì, riportato in Eritrea, è stato subito arrestato e rinchiuso in un vecchissimo carcere su una delle isole dell’arcipelago Dalakh.
“Un inferno, ricorda Adal, dal quale nessuno è mai riuscito a scappare.” La sua storia è stata ben raccontata in un documentario di Tg2 Dossier: “La neve, la prima volta”.

I disegni di Adal
La sua matita correva sul foglio e in pochi tratti riproduceva una espressione di dolore, un uomo appeso per le braccia ad un albero, i piedi che a fatica toccavano terra. “Il sangue non circola, a molti si sono staccate le braccia dopo settimane che erano in questa posizione”
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Adal non ha altro mezzo per testimoniare l’orrore da cui si fugge dall’Eritrea. Orrore che il Regime nega, insabbia, e che prende forma nei disegni di Adal. Non esistono documenti, nessuna fotografia, nessun filmato, solo le parole di chi è riuscito a scappare, chi ce l’ha fatta a sottrarsi a quella schiavitù imposta dalla dittatura.
Cosa importa la memoria? Se la storia non è documentata allora non è mai esistita. Cosa importa se 2+2=4 se il governo ti dice che fa 5?
Cos’è la realtà?La realtà è quella che vive nella mente o quella che il nostro governo ci presenta? Esiste davvero la realtà? ( 1984 Orwell )
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Nessun documento, tanto che le Nazioni Unite redigono un rapporto composto da fotografie satellitari delle decine di prigioni sparse in Eritrea e dai disegni di Adal. Nel rapporto vengono esposti nel dettaglio: la sorveglianza di massa, la tortura, la riduzione in schiavitù e le sparizioni. Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno testimoniato come le violazioni dei diritti umani in Eritrea siano sistematiche
“sono su una scala vista raramente in un’altra parte del mondo e possono costituire crimini contro l’umanità”.
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Artist Mahader Tesfai Eritrea
“Le prigioni segrete sono ovunque” racconta Mussie Zerai, dell’agenzia Habeshia, un prete coraggioso di origini eritree, punto di riferimento di molti ragazzi che attraversano il Mediterraneo per cercare rifugio e per questo impegno oggi candidato al Nobel per la pace. “Si calcola che scappano 3 o 4 mila ragazzi ogni mese dall’Eritrea. Scappano da una dittatura sanguinaria con la quale l’Europa continua a fare affari, che ha scelto come interlocutore per fermare i flussi in uscita. Una scelta gravissima”.
I ragazzi che scappano dall’Eritrea sono quelli appesi per le braccia nelle carceri eritree, quelli che vediamo nei disegni di Adal che stanno facendo il giro del mondo.
Un uomo che è sottoposto al dolore fisico arriverà davvero a sperare che sia la persona a cui vuoi più bene a soffrire al tuo posto e in quel momento l’umanità svanirà. (1984 Orwell )
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Artist Mahader Tesfai Eritrea
Per ragioni di sicurezza l’identità di Adal è tenuta segreta perché, come molti testimoni, è terrorizzato da una ritorsione su di lui e sulla sua famiglia di origine. Racconta:
Ho iniziato a disegnare queste torture per mostrare che in Eritrea c’è una dittatura sanguinaria che opprime e tortura il suo stesso popolo. Le giovani generazioni in Eritrea soffrono in questo modo e nessuno ne sa nulla. Voglio mostrare al mondo quello che succede, sono libero e vivo in un paese libero. Posso parlare adesso e posso mostrare queste torture al mondo.”
Il mondo ora le ha viste, ancora non sappiamo se vorrà reagire.
E’ il romanzo dell’anti umanità, in cui la tortura non serve a farti confessare e non farti ricommettere i peccati, ma a farti CREDERE nella tua colpevolezza; perché a quel punto sarai proprio tu a volerti punire per aver commesso il tuo errore, sarà proprio quando ti avranno tolto la libertà e manipolato a tal punto da credere nel tuo ideale opposto a volere una propria condanna.  Perché Winston ad un certo punto non vede più 4 dita, ma è convinto di vederne 5. (1984 Orwell) 

 

“I disegni sono stati molto utili per aiutarci a ritrarre più vividamente la realtà”(Ms. Sheila B. Keetharuth)

iran celebrare nucleare
Torcia: Le vittime hanno le mani, e, a volte le gambe, legati o ammanettati insieme, con un bastone sotto le ginocchia. Essi sono appesi a testa in giù e picchiati, soprattutto sulle piante dei loro piedi.

Tra le testimonianze strazianti nel rapporto, un sopravvissuto ha ricordato,

“Loro mi hanno arrestato, mi hanno ammanettato e attaccato una corda per impiccarmi come Gesù Cristo, ma senza il mio braccia aperte.”

Le sue mani erano paralizzate da mesi, e il dolore rimane ancora , ha detto agli investigatori delle Nazioni Unite.

“Non ci sono regole quando torturano. Possono battere cinque minuti o un’ora, come vogliono “, ha detto.

iran celebrare nucleare
 Otto: le braccia delle vittime sono legate dietro la schiena e i prigionieri vengono fattoi camminare e buttati a terra a faccia in giù.

 

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 Elicottero: Le braccia ed i piedi delle vittime sono legate dietro la schiena, e sono messi a faccia in giù a terra o sospesi in aria. 

L’intero rapporto della commissione d’inchiesta dell’ONU per i diritti umani in Eritrea e altri disegni di Adal puoi trovarli qui.

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Elicottero:

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Almaz (Diamond): le vittime sono  appese a un albero con i gomiti legati dietro la schiena e costretti a stare in punta di piedi.

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Toilette rotta: I detenuti possono andare fuori per pause toilette una o due volte al giorno, spesso in spazi aperti ricoperti di rifiuti umani, sotto la custodia delle guardie armate.

Artist Mahader Tesfai Eritrea
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