Nina Simone, voce per i diritti civili

“Non ho avuto interesse alla musica E ‘stato un dono di Dio”


“Lo sapevate che la voce umana è l’unico strumento puro? Questo ha note che nessun altro strumento possiede. E ‘come essere tra i tasti di un pianoforte. Le note ci sono, li si può cantare, ma non possono essere trovate su qualsiasi altro strumento. Ecco come me: vivo qui, vivo in entrambi i mondi, il mondo bianco e nero. Sono Nina Simone, la stella, e io non sono qui. Sono una donna e il mio sé segreto è tra questi due mondi. “

“Sapevamo che era un genio per il momento lei aveva tre anni. Le sue dita erano protette da Dio. Era speciale. L’abbiamo adorata.”

Così dice la sua famiglia, la bimba è Eunice Kathleen Waymon in arte Nina Simone, siamo a Tryon nel North

Carolina (USA) dove lei è nata il 21 febbraio 1933.

Il 21 Marzo 1964 Nina, a New York (Carnage Hall), con la sua musica diventa la voce dei diritti civili.

Si presenta sul palco con una scarsissima formazione, un quartetto più tipicamente rock che jazz. Una chitarra, un basso, una batteria ed un pianoforte. Questa, in sintesi, può essere la fotografia del concerto della leggendaria Nina al Carnegie Hall di New York, un piccolo ma grandissimo avvenimento.

Spiazza il suo pubblico l’artista, la svolta nei suoi testi deve essere ancora digerita.

Lei ,però, va avanti e canta temi molti crudi che indicano la sua incontrovertibile direzione a favore dell’impegno politico.

Viene pubblicato anche un disco “in Concert” che, insieme al concerto dal vivo, raggruppa altre due esibizioni dello stesso periodo.

La sua maestria al pianoforte risulta impeccabile e la sua inconfondibile voce entusiasta i presenti.

La signorina Simone è uno di quei rari esempi di artisti in grado di esprimere la musica di qualsiasi genere con piena autorità.

Lei, su quel palco di New York, sceglie di cantare Pirate Jenny, un brano tratto dall’ Opera da tre soldi di Brecht e Weill.

Lo usa come metafora del precario stato dei diritti civili dell’epoca.

Il pezzo è molto impegnativo e Nina non ama proporlo spesso dal vivo. Infatti, racconta, lo stress di cantarlo è tale che sarebbero passati 7 anni prima che lei lo riproponesse.

L’impegno civile di Nina è ancora più chiaro in pezzi come Old Jim Crow , una invettiva contro la legge separatista allora in voga degli States (lo sarebbe stato fino al 1965) oppure anche Go Limp, che narra la storia di una madre che impedisce alla figlia di unirsi alla NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), per paura che perda la verginità.

La signorina Simone vuole cantare per quegli uomini e quelle donne inzaccherati per tre giorni di marcia da Selma a Montgomery, portatori della richiesta del diritto di voto nero al recalcitrante governatore George Wallace.

Canta anche Mississippi Goddam una canzone di protesta scritta da lei stessa a proposito dell’omicidio
dell’attivista per i diritti civili Medgar Evers (a lui anche Bob Dylan dedicò la canzone Only a Pawn in Their Game ) e della morte di quattro studentesse di colore causata dall’esplosione di una bomba in una chiesa dell’Alabama.

Mississippi Goddam, è la sua litania contro l’ingiustizia razziale. E’ un segnale: lei ha trovato il suo incarico spirituale, usare il suo talento per la causa.

La liberazione delle persone e di se stessa. Il compito non è facile, ma, lei pensa che, chiunque avesse voglia di ascoltare, chiunque fosse disposto a seguire le sue esortazioni, avrebbe potuto impegnarsi nella lotta al suo fianco.

Il pubblico accorso al Carnegie Hall se ne torna a casa con la certezza di aver assistito ad una svolta decisiva ed epocale della carriera della cantante oltre che ad un eccellente spettacolo.

Il repertorio è incredibilmente maturo ed indicativo del fatto che la grande pianista e cantante stia diventando il sinonimo della battaglia a favore degli afroamericani.

Nel tumulto del movimento dei diritti civili lei diventa anche una voce di azione e di rabbia.

La sua rabbia è rivolta al trattamento dei neri in America.

Scrive To Be Young, Gifted and Black nel 1969.

Anche se musicalmente semplice, la canzone è un punto fermo di cori nelle scuole dei neri in tutto il paese.

https://www.youtube.com/watch?v=d3jiFbOMr8E

Tre giorni dopo la morte del reverendo Martin Luther King, assassinato nel 1968, Nina Simone e la sua band si
esibiscono al Westbury Music Festival a Long Island. Cantano “Why? (The King of Love is Dead)“, una canzone appena composta, scritto da loro bassista Gene Taylor in reazione alla morte del reverendo.

 

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