Nik Novecento, una istintiva vaghezza molto pop

Nik, un tizio che la vita l’aveva presa per il suo verso, col talento di chi non ha talento e lo sa.

Faccia stralunata, un po’ marziano, definito “seduttore di vecchie zie”.

 

Ha la “zeppola”, parla con la lingua fra i denti ma le parole gli scivolano fuori a raffica, un fiume in piena.

 

Capelli che vivevano di vita propria, senza un loro rigore, in perenne forte protesta.

Si chiama Leonardo Sottani in arte Nik Novecento. Nasce a Bologna il 19 febbraio 1964.

Leonardo Sottani, alias Nik Novecento ha una personale, istintiva vaghezza molto pop.

La migliore rappresentazione di una certa idea lieve e gentile.

 

Sembra sempre spaesato, ma realisticamente.

 

Un programma di alcuni anni fa lo ricorda così.

Suo scopritore e pigmalione, Pupi Avati.

Lo nota in un locale.

Rimane colpito dalla sua espressività, dai suoi tic, dalla sua aria ingenua e arguta insieme, serena e malinconica.

Lo scrittura all’istante nel cast di “Una gita scolastica” (1983). Ripropone la sua comicità istintiva e venata di buon senso in altri suoi film, da “Impiegati” a “Festa di laurea“, fino ad “Una domenica si” che lo vede protagonista.

La popolarità televisiva arriva con il varietà “Hamburger serenade“ diretto ancora da Avati, e si consolida con l’assidua partecipazione al “Maurizio Costanzo show” e “Jeans“.

Diventato opinionista del talk show di Canale5, Nick Novecento si presenta come uno sprovveduto pieno di grazia, un indifeso capace di dire verità profonde tra tante banalità sconcertanti, un semplice che si muoveva tra falsi complicati.

Il gioco funziona: i suoi interventi nel salotto del Teatro Parioli scatenavano l’ilarità del pubblico.

A 23 anni, in un istante, un maledetto un inghippo cardiaco lo fa perire davanti agli occhi di Pupi Avati il 15 ottobre 1987, anticipando la messa in onda delle registrazioni della platea, oramai abituale, del Maurizio Costanzo Show.

Qualcuno per lui lui ha spento la luce, abbassato la voce, calato il sipario. Sette film in sei anni. Il TG 1 delle venti trasmette la notizia della sua scomparsa, ma alle 23.00 il giovane “appare” sugli schermi di Canale5 a commentare le chiacchiere degli altri ospiti del programma di Costanzo. Il giorno dopo il conduttore fa precedere la trasmissione da queste parole:

“E’ un giusto omaggio che gli rendiamo, farlo sopravvivere per altre puntate”

Così, in una macabra messinscena televisiva, le puntate del “Maurizio Costanzo show” con Novecento come ospite, precedentemente registrate, andarono in onda per una settimana.

Ma nessuna delle giustificazioni da varie parti addotte (“Così hanno voluto i genitori”, “E’ la dura legge dello spettacolo”, “E’ un modo per stare assieme ancora a lui”), ha potuto cancellare una realtà ormai inconvertibile: non esistono più i confini tra la sfera pubblica e quella privata, né tanto meno appare possibile sospendere lo spettacolo, nemmeno di fronte a un evento come la morte.

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