Morta Mariem Hassan, la voce di una tragedia dimenticata

E’ morta Mariem Hassan la gran dama della musica “haul” Saharawi.

La passione di questa donna era in grado di esprimere disperazione e speranza nello stesso tempo, il suo grido di libertà, si è zittito per sempre il 22 agosto scorso.

E’ morta sabato mattina a Smara, la tendopoli dove vive la popolazione rifugiata saharawi.

La sua voce rappresentava la sofferenza di tutto il popolo Saharawi che a novembre “festeggerà” 40 anni di angoscia.

Un pò di storia:

Nel deserto del Sahara esiste un popolo che, pur essendo da secoli una Nazione, non ha la sua terra e vive in esilio. Questo piccolo e fiero popolo resiste in parte nelle tendolopoli all’estremo sud del deserto algerino ed in parte nel suo antico territorio oggi “occupato” dal Marocco: è il popolo dei Saharawi.
La sua terra è l’ex Sahara occidentale spagnolo, 280.000 km quadrati, 1200 km di costa che si stende sull’Atlantico, e confina con Marocco, Algeria, Mauritania. Fin dal 1975, quando la Spagna ha abbandonato l’ex Colonia ed il Marocco ne ha invaso il territorio, contrastato dalla resistenza armata del Fronte Polisario, l’organizzazione politica e militare dei Saharawi… da allora (ecco la vicenda di cui vogliamo parlarvi) una parte di questo popolo, per sfuggire al genocidio, si è rifugiata nel deserto algerino (Hammada di Tindouf) e che ha dato vita alla straordinaria epopea delle tendopoli dell’esilio. 

La storia di un popolo che viene da lontano.
Il popolo Saharawi discende dall’incontro e dalla fusione, protrattasi per secoli, di gruppi nomadi berberi (tribù Sanhaya e tribù Zenata) con genti arabo-yemenite (i Maquil) giunti in Nord Africa intorno al XIII secolo. Questo popolo sfiora il milione di persone (circa 500.000 vivono nel territorio “occupato” dal Marocco, altri 200.000 sono sparsi tra Mauritania, Spagna e altri paesi, ed infine 160.000 abitano le tendopoli dell’esilio. La lingua parlata è l’hassanya, un dialetto arabo.

La religione è islamico-sunnita, con una concezione aperta, priva di fanatismi e intolleranze. Nella loro durissima lotta contro gli invasori, guidata dal Fronte Polisario, i Saharawi, leggendari guerrieri del deserto, hanno sempre rifiutato la scelta del terrorismo combattendo a viso aperto sulla loro terra, anche in questo fornendo un esempio di altissima moralità e coscienza civile.
Nel 1976 viene proclamata in esilio la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica). Sarà riconosciuta da 74 Paesi. Nel 1982 la RASD viene ammessa come 51 Stato nell’OUA Organizzazione per l’Unità Africana).

Mariem Hassan è solo un’adolescente quando deve fuggire con la sua famiglia dall’esercito marocchino per rifugiarsi nel Hamada algerino ( Hamada – Wikipedia, l’enciclopedia libera Un hamada, in arabo, حماده hammada, è un tipo di paesaggio desertico  composto da altipiani rocciosi, in gran parte aridi, con molta poca sabbia, perché rimossa dalla deflazione).

Ha vissuto molti anni nel campo di Smara, uno dei cinque principali campi allestiti intorno alla città di Tindouf, in Algeria sud-ovest. In esilio, nel campo, ha imparato i segreti degli antichi poeti saharawi e la tradizione del raggio, la musica del deserto, che parla di “discorsi bellicosi e lode sacra ad Allah“.

La musica popolare, il folklore, le feste sono veicoli per raccontare la storia di quel tempo in cui il popolo cessò di essere nomade per diventare rifugiato, veicoli per tramandare la triste sorte di questa gente.

Sahara Haul – La musica Haul

La vita di Mariem Hassan si può riassumere in: fuga dalla casa di famiglia, esilio, rifugio, diaspora.

Poco più di dieci anni fa, Mariem Hassan si stabilisce nei pressi di Barcellona per rendere possibile la sua carriera artistica. Infatti comincia ad essere contattata per partecipare ai festival di world music e per esibirsi in numerosi concerti e azioni di protesta: lotta pacifica saharawi contro l’occupazione e il diritto di autodeterminazione.

Lei ha voluto dimostrare come si potesse combattere non con le armi ma con il canto.

Lontana dal deserto, lontana dal campo, la sua voce si fa più desolante, le note dalla sua gola escono come provenienti da lontano. Il tono si raffina sempre più come una pugnalata nel cuore, per far indignare, suscitare il brivido dell’ingiustizia.

Nel maggio dello scorso anno, Mariem ha chiude il Sahara International Film Festival.  E’ il suo ultimo concerto,  comincia una battaglia contro cui cantare non è sufficiente: quella contro il cancro.

In una bellissima notte stellata, cantando, prende congedo del suo popolo e dal palco chiede perdono per quello che non era riuscita a fare. E’ cosciente che sarebbe morta presto.

Consapevole del fatto che la sua fine era arrivata, Mariem Hassan si fa trasferire al campo tenda di Smara e là, fra i suoi, tra tende e case di fango, nel rito del tè, è morta.

Mariem Hassan e le sue canzoni, le canzoni di una donna e di un popolo in cerca di giustizia, un popolo che resiste dove sembra impossibile resistere.

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