L’omicidio di Francesca Alinovi

Era nata a Parma il 28 gennaio 1948, si chiamava Francesca Alinovi.

Critica d’arte, curatrice e ricercatrice universitaria italiana, compie i primi studi nella città natale, poi si iscrive a Bologna ad un Corso di Storia e Critica dell’Arte. Dopo la laurea comincia una carriera di studiosa con propensione alla sperimentazione artistica. Vince una Borsa di Studio, si perfeziona con un diploma, diventa ricercatrice di ruolo presso l’Università di Bologna. E’, ben presto, molto stimata come una delle migliori critiche di arte contemporanea.

Dipinto-di-Keith-Haring-per-Francesca-Alinovi
Dipinto-di-Keith-Haring-per-Francesca-Alinovi

Rigida, imparziale e rigorosa è amatissima dai suoi studenti del DAMS di Bologna che compongono il gruppo degli “Enfatisti”.

L’arte d’avanguardia non solo non è morta, ma ha dissotterrato la sua ascia di guerra e batte il tam tam lungo le linee di frontiera di Manhattan: 1982, fuga da New York”.

L’attuale arte d’avanguardia, più che sotterranea, è arte di frontiera; sia perché sorge, letteralmente, lungo le zone situate ai margini geografici di Manhattan […] sia perché, anche metaforicamente, si pone entro uno spazio intermedio tra cultura e natura, massa ed èlite, bianco e nero (alludo al colore di pelle), aggressività e ironia, immondizie e raffinatezze squisite”

Gli americani hanno deciso che con le bombolette spray si possono fare anche dei capolavori: su tela , senza sporcare muri e metrò . Protagonisti ndella nuova moda ,ancora i neri , che vi vedono un altro mezzo di disperata sopravvivenza culturale.

Una minoranza multietnica che si è imposta con un linguaggio di maggioranza nell’arte e che attinge dai mass-media e dall’universo digitale, che ha “[…] coniato slangs personali che confondono i sistemi della comunicazione attuale, perché provengono loro stessi da una personale condizione di confusione naturale e culturale […] escono dai ghetti della periferia, coi piedi imbrigliati tra i rottami ma col cervello fatto levitare dalle onde telepatiche di informazione onnidiffusa che viaggia sotto i cieli di New York” . Francesca Alinovi.

Arte di Frontiera
Arte di Frontiera

 

11 giugno 1983: la sera Francesca, con i suoi studenti, amici, appassionati d’arte, si trova al Circolo degli Artisti di Via Clavature, dove inaugura una mostra intitolata New York Arte di Frontiera.

Alle 21 circa, con una parte dei suoi allievi, si trasferisce alla Galleria d’Arte Neon di via Solferino. Anche in questa Galleria si sta inaugurando una mostra di dipinti di giovani artisti italiani. C’è tutta la Bologna artistica.

La Galleria chiude verso le ore 23.

Rimangono alcuni festaioli, Francesca compresa, e se ne vanno al Circolo Ricreativo del Quartiere Barca a
ballare. Al Circolo la raggiunge il suo fidanzato Francesco Ciancabilla.

Francesco nasce a Napoli il 24 maggio del 1959, ma risiede a Pescara con la sua famiglia d’origine. E’ anche lui iscritto al DAMS di Bologna. Nel 1981 conosce Francesca e, nonostante la differenza d’età, nasce una relazione. La Francesca ” insegnante ” vede in lui un autentico talento artistico. Lo sponsorizza, lo lancia, cerca di venderne i quadri. Ben presto Francesca esporrà sempre anche le opere del ragazzo nelle mostre da lei allestite in varie città.

Catalogo della mostra 'Registrazioni di Frequenze' alla Galleria D'Arte Moderna di Bologna, a cura di Francesca Alinovi,
Catalogo della mostra ‘Registrazioni di Frequenze’ alla Galleria D’Arte Moderna di Bologna, a cura di Francesca Alinovi,

 

 

Dal Diario di Francesca:

Francesco
Francesco

25/2/81
Francesco, un sosia alter ego bruno, coi capelli rasati ed i grandi occhi-labbra,3 grandi bocche. Lo scalpo da moicano, napoletano, romano, chi sa dove.

Un amore da racconti di Pasolini.

Folklore, amore romantico, pittoresco.

Un ragazzino, 10-15 anni di differenza di età.

Ha il mio nome e mi assomiglia nell’italico mio aspetto bruno. Assomiglia a me bambina, zingaresca e
scalza sulla Spiaggia di Forte dei Marmi.

Assomiglia alla mia versione al maschile, quella che avrei voluto essere.

Non so nulla di lui.
Fino a ieri non sapevo nemmeno il suo nome.
Sapevo solo che mi somigliava. E che mi piaceva perchè mi somigliava.

La gente nelle opere di Ciancabilla
La gente nelle opere di Ciancabilla

Poi ho saputo che il suo nome è Francesco!

I due fidanzati amano viaggiare, fanno molti viaggi all’estero. Ma perchè viaggiano tanto? Per visitare mostre, certo. Per capire come l’arte evolve nel mondo, sicuramente. Ma Francesco è eroinomane, sono soliti fare festini in cui sniffano cocaina.

La droga che importanza ha nel loro rapporto? La droga ha avuto un ruolo nella morte di Francesca?

La loro è una relazione turbolenta, molto passionale. Si prendono e si lasciano spesso con grande facilità. Si amano, ma sembrano incompatibili. Ma si amano davvero? Francesca lo ama, molto, è sicuro. Lo dice alle amiche.

Lui parla di lei come la sua migliore amica, l’unica persona con cui riesca a stabilire un rapporto di massima comprensione. Anche al processo lui non si spingerà oltre. Eppure Francesca non la racconta così e sicuramente, non la vive così. Francesca, donna sicura, decisa, intraprendente nel lavoro con Francesco patisce molto. Con lui è fragile.

Francesca rappresenta per lui, non solo, l’amica, come la definisce, ma il successo sul lavoro. Lei si lamenta con le amiche:

anche stasera droga e niente sesso”

Tentano di consolidare il loro rapporto con una convivenza in via del Riccio, nell’abitazione di lei. Non funziona, si separano dopo poche settimane di vita in comune.

Un Incubo?
Un Incubo?

 

E se lei fosse diventata per lui un’incubo?

Dipendere da lei, ma non poterle dare quello che lei voleva da lui. Non lo sappiamo, non lo sapremo.

Al processo Francesco gelido dice solo:

lei era la mia migliore amica”

non cambia mai né tono né versione, mai.

 

Tornando a quella sera, Francesco, dopo aver tentato la convivenza con l’Alinovi ha trovato una sistemazione in un appartamento con una coinquilina. Per questo motivo i due, la sera dell’11, non arrivano insieme al Centro
Ricreativo Barca e non se ne vanno insieme alla fine della serata. Pare che tra i due sia un buon momento. Pare tutto vada bene.

Ciancabilla Autoritratto
Ciancabilla Autoritratto

Ma il loro è un equilibrio sottile. Francesca, oramai a casa, alle 2,30 di quella notte riceve una telefonata da Francesco, desideroso di scambiare con lei opinioni sulla giornata appena trascorsa. Parlano soprattutto delle mostre e degli artisti espositori.

Con l’occasione Francesco l’avverte che, l’indomani, sarebbe sceso a Pescara per stare qualche giorno con i genitori. Francesca si addormenta serena, ma questa sarà la sua ultima notte.Il suo corpo viene ritrovato il mercoledì 15 su segnalazione di alcuni vicini che avvertono i Vigili del Fuoco non vedendo la ragazza da alcuni giorni.

Ritrovamento del cadavere di Francesca
Ritrovamento del cadavere di Francesca

 

Francesca è per terra in una pozza di sangue, morta, colpita da 47 coltellate. Questo delitto detto “Delitto del Dams” ha avuto, per oltre dieci anni, una grande risonanza mediatica.

Amore e morte, artisti maledetti: c’erano tutti gli elementi per attirare la morbosità dell’opinione pubblica. Le indagini di questo delitto sono state ricche di colpi di scena.

Gli indizi portano prima ad imboccare la pista del “mostro” per via della sparizione di un giovane, dallo stesso DAMS, poco tempo prima, poi ritrovato ucciso.

La pista viene ben presto abbandonata e gli inquirenti si concentrano su Francesco Ciancabilla. Le indagini sono lunghe e laboriose. Si mettono insieme indizi su indizi, ma nessuna vera prova di colpevolezza. Il ritrovamento del corpo dopo tanti giorni rende difficile fissare l’ora della morte. Si fanno perizie su perizie.

Francesca ha un orologio Rolex che non si toglie mai, di quelli che si caricano con il movimento del polso. Si cerca di stabilire tramite il tempo di carica e il  tempo di non carica, a quando risale l’ultimo movimento del polso di Francesca, l’ultimo suo attimo di vita.

Ciancabilla è assolto in primo grado, ma in secondo la sentenza viene ribaltata “colpevole” e la Cassazione conferma. Al termine di un processo tutto indiziario, Francesco deve scontare 15 anni di reclusione. Quindici anni per omicidio sono pochi ma gli danno l’attenuante dell’infermità mentale. Cioè: il delitto è stato commesso da lui, ma in preda ad un raptus incontrollabile. I Giudici non ce l’hanno fatta a dargli l’ergastolo per omicidio volontario come chiesto dall’accusa, né ad assolverlo per insufficienza di prove come chiesto dalla difesa. In ogni caso, sicuri o no, secondo la Legge è lui “il colpevole”.

Nelle ore in cui la Corte d’Assise è chiusa in Camera di Consiglio per emettere il verdetto il giovane artista fugge all’estero. La fuga, per l’avvocato della famiglia Alinovi Achille Melchionda, è la prova inconfutabile della colpevolezza di Francesco. E‘ una tacita confessione. La parola fine sulla morte di Francesca Alinovi arriva più di dieci anni dopo, quando nel 1997 finisce la latitanza di Francesco Ciancabilla. Seguendo una banale indagine sulla riproduzione di documenti falsi, la polizia spagnola lo arresta a Madrid dove fa il barista sotto falso nome. Oggi Ciancabilla è un uomo libero. Ha 55 anni, vive tra l’estero e Pescara, fa il pittore, si fa ciamare in arte “Frisco” (http://www.friscoart.it/).

Dal diario di Francesca:

Io non volevo morire……
Se tu mi leggi, ora, ed io sono morta,
ricorda che io non volevo morire,
ricorda che io avrei voluto essere immortale
e non lasciare spoglie vicarie mortali sulla terra.
Ricorda che, anche faticosamente, avrei retto il peso dei miei anni e la fatica di vivere stretta in un corpo putrido e malato.
Ricorda, poi, che, per il fatto che mi leggi, io ti amo, come, in vita, ho amato tutti quelli che mi hanno amato e ho amato essere amata senza mai essere capace di manifestare il mio amore.
Sono sentimentale, questa sera del 20 Dicembre vicino a Natale, e con una febbre d’amore che riverso su dischi e fantasie di incontri inaccaduti.
Faccio il mio testamento di amore e di morte perchè ho sempre sentito l’amore come morte (e la morte come amore).
Non voglio morire…….e non posso amare.
Francesca – Diario 20 dicembre 1981

 

 

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