Leila Alaou giovane fotografa uccisa in Burkina Faso

In Burkina Faso, un giovane artista è stata  uccisa mentre faceva quello che di più amava.

C’è stato un attentato, il 15 gennaio, solo che non ne parla quasi nessuno, perchè non è mica avvenuto a Parigi o Londra o New York, ma in Africa, in Burkina Faso. E allora? Da noi se ne parla perchè è morto il figlio di un ristoratore italiano, un bambino di 9 anni.

E anche lei: la fotografa Leila Alaoui.

Alaoui e il suo autista, Mahamadi Ouedraogo, erano lì per un progetto in difesa dei diritti delle donne incaricati da Amnesty International.

Fotografa e artista visivo Leila Alaoui era in Burkina Faso per lavorare a questo progetto a cui teneva particolarmente.

Seduti in un’auto parcheggiata fuori il Cafe Cappuccino a Ouagadougou, venerdì sera  i terroristi li hanno colpiti. Militanti legati ad Al Qaeda hanno preso d’assalto il café, sparando all’impazzata, poi si sono spostati al di là della strada, all’Hotel Splendid e preso degli ostaggi in un assedio notturno che ha causato decine di morti. Solo molte ore più tardi le forze di sicurezza, con un blitz , hanno sventato l’azione terroristica.

La fotografa è stata colpita ad una gamba e al torace. Ricoverata nel reparto chirurgia dell’ospedale,  lunedì scorso è morta a seguito di un attacco cardiaco che le è stato fatale.

 

UN RICORDO DI LEILA ALAOU

Leila era una fotografa nota. Aveva esposto negli Usa, in Libano. I suoi lavori erano stati pubblicati tra gli altri dal New York Times, da Le Soir, Vogue. Suoi ritratti sono esposti in questi giorni al Museo Mohammed VI di Arte moderna e contemporanea di Rabat.

Leila nata a Parigi era cresciuta in Marocco. Aveva studiato fotografia a New York e poi viaggiato tra il Marocco, il Libano e gli Emirati Arabi. I suoi reportage erano incentrati sul mondo arabo e sulla condizione femminile. Amava il suo lavoro, lo considerava uno strumento per cambiare il mondo.
“Era un’artista che brillava”, scrive il New York Times. “E lottava per i dimenticati della società, i senzatetto, i migranti. Usando una sola arma, la fotografia”.

 

Artista: franco-marocchina Leila Alaoui è sempre stata affascinata dalla poliedrica diversità etnica e culturale del suo paese natale. Seguendo la sua ispirazione ha iniziato a viaggiare attraverso il Marocco documentando le persone che incontrava lungo la strada. Il suo progetto  “Les Marocains” è una celebrazione dei suoi connazionali come patrimonio della sua terra.

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Behold

IL Progetto di Alaoui non è stata una passeggiata, complicato dal fatto che i marocchini sono particolarmente preoccupati di essere fotografati.

“La maggior parte dei marocchini crescono sentendo storie di stregoneria e hanno molta paura del ‘malocchio’.

Si crede comunemente che qualcuno possa lanciare un incantesimo a qualcun’altro usando la sua fotografia. Alaoui ha detto:

 “I Marocchini sono anche stanchi di essere fotografati dagli occidentali come soggetti ‘esotici’ e hanno da tempo cominciato a reagire aggressivamente verso chiunque voglia  riprenderli senza permesso”.

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Sposa di Khamlia, sud del Marocco, 2014

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Piazza Jemaa El Fnaa n. 1, 2014

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Merzouga, 2014

Imperterrita, Alaoui negli ultimi anni ha intrapreso circa 20 viaggi su strada in tutto il paese, peregrinando attraverso le montagne dell’Atlante, le montagne del Rif, nel Sahara e in tutta una varietà di regioni costiere e interne del Marocco, Essaouira, Tangeri e Marrakech. In ognuno di questi luoghi, Alaoui impostava  un suo studio portatile in luoghi pubblici, mercati, bar e altri luoghi di incontro e lì trascorreva un paio di giorni per farsi conoscere dalla gente e vincere la loro diffidenza.

Alaoui fotografava chiunque passi dal suo studio o chiedesse informazioni circa il suo progetto. Lei stampava una piccola foto sul sito con una stampante portatile e quindi distribuiva le foto a tutte i soggetti.

“A volte camminando se vedo volti interessanti li fermo cercando di convincerli a farsi fare una foto. Ma di solito non accettano”.

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Khamlia, sud del Marocco n. 2, 2014

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Chefchaoun, montagne del Rif, 2010

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Souk di Tounfite, Medio Atlante, 2011
Parte dell’intenzione di Alaoui è quella di catturare le diverse caratteristiche del popolo marocchino, alcune delle quali stanno scomparendo con lo sviluppo del paese.

“Nella maggior parte dei villaggi berberi, ad esempio, le neonate erano subito tatuate così chiunque poteva riconoscere a quale tribù esse appartenessero. Oggi, ci sono pochissime le donne con questi tatuaggi,”

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Piazza Jemaa El Fnaa n. 3, 2011

 

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Khamlia, sud del Marocco n. 1, 2014

 

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Piazza Jemaa El Fnaa n. 4, 2011

 

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Tamesloht, 2011

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Essaouira, 2011
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