John Cage “Parole vuote. Scritti ’73-’78”

Oggi vorrei parlarvi di un libro, uno strano libro dalla forma quadrata che se lo apri si anima di caratteri tipografici diversi, miniature fatte di piccoli segni, soli, fiori, alberi.

Un libro che è un enigmatico oggetto d’arte.

L’autore è un musicista, uno dei più radicali musicisti del ‘900, talmente radicale che il suo nome è quasi più citato dagli appassionati di teatro che di musica.

Più che un compositore era un inventore di genio….

Lui è l’americano John Cage, l’opera si chiama Parole vuote. Scritti ’73-’78.

John Cage è stato il compositore sperimentale americano più influente e più discutibile del ventesimo secolo, era il padre dell’ indeterminismo, un estetico ispirato dallo Zen che ha espulso tutte le nozioni della scelta dal processo creativo, rifiutando i principi composizionali più profondamente considerati nel passato come la conseguenza logica, La sensibilità verticale e la tonalità.

John Cage era uno studioso, venne in Europa dove rimase per un paio di anni ad approfondire la nostra cultura, la nostra arte e la nostra musica. Fù affascinato da Johann Sebastian Bach, da Igor’ Fëdorovič Stravinskij, e proprio in Europa cominciò le sue prove di creazione, mettendo insieme musica e teatro.

“Il canto deve indurre la tranquillità dell’animo. Ė arbitro della pace, calmante dei pensieri tumultuosi e turbolenti; riposo dell’anima agitata, rinsavimento della dissolutezza; sostegno dell’amicizia, tratto d’unione per coloro che sono divisi, mezzo di riconciliazione tra nemici”.

San Basilio

Nell’Antico Testamento, quando Davide ancor giovinetto suonava la cetra  per Saul e riusciva a calmare e pacificare l’anima del suo re faceva terapia musicale. Per non parlare delle ninne nanne cantate da migliaia di anni da tutte le mamme del mondo per calmare o addormentare i loro piccoli.

La musica è fatta per calmare la mente. Su questo tema e sul il futuro della musica John Cage scriveva, nel 1974, una conferenza che, insieme ad altri testi, fa parte del volume di cui sopra.

In questo libro l’autore parla di una Mente Collettiva che viene citata proprio con la lettera maiuscola, cosa intende dire? Tramite l’espansione tecnoligica tutti siamo entrati a far parte di una grande mente, una intelligenza globale, ma una mente disturbata, confusa dalla forza delle novità incalzanti e dalla crudeltà degli eventi. Per Cage la musica è la pacificatrice, colei che può salvare il nostro equilibro psichico.

“Ogni suono è sempre nuovo se ascoltato con mente libera”

“Per me il significato essenziale del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione”.

Dice l’autore per cui il silenzio stesso è carico di suoni. Filo conduttore de libro di Cage è, pagina dopo pagina, l’ottimismo sul fututo della musica

Un sorriso si cela sotto ogni frase

Oggi ascoltiamo qualsiasi suono,  i suoni se ne stanno nella musica per rendersi conto del silenzio che li separa.

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La musica, grazie alla tecnologia, non ha più confini, gli strumenti informatici creano orchestre fantastiche, la musica è entrata in un’area di simulazione.

Siamo di larghe vedute

Scrive ironicamente Cage. Tutte le frontiere della musica negli anni 70 sono state oltrepassate, lui lo afferma con soddisfazione, il suo

Vabbene tutto

non è retorico, lui crede, insieme a diversi ma e diversi però, nel progresso tecnologico della musica.

Però, ecco uno dei però, oggi e in fututo, (rispetto alla data di uscita del libro) grazie agli strumenti tecnologici si potrà fare musica combinando in un’unica persona le attività, una volta distinte, di compositore, esecutore e ascoltatore. Questo per Cage non è un vantaggio perchè stravolge la natura sociale della musica, la capacità della musica di riunire le persone, di favorirne l’incontro.

Abbiamo molti esempi musicali della praticabilità dell’anarchia (J.Cage)

Per Cage l’ascolto è ciò che produce un contatto a distanza. 

 

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