Danijel Žeželj, un tratto totalmente umano e vivo

Con Danijel Zezelj il fumetto oltrepassa i propri limiti, quelli imposti dai canoni della tradizione e dalla bidimensionalità della carta stampata, aprendosi al sogno e alla poesia. La sua arte è onirica nell’imagery, nello stile, nella convergenza degli opposti e nell’ambivalenza, meccanismi tipici del sogno. Gli accesi contrasti cromatici e il gioco del bianco e nero dominano nelle storie di Zezelj, nelle quali ha grande rilevanza l’«altra scena»: quella dell’inconscio, del rimosso, del desiderio, del versante arcano e notturno. Storie sospese tra il quotidiano e la visione, tra la favola e la realtà all’eccesso, in cui citazioni fiabesche vengono calate in viscerali realtà metropolitane, nelle quali convivono luce e buio, vita e morte, presenza e assenza. (Così scriveva di Danijel Zezelj nel maggio del 1991 «Il Grifo», rimpianta rivista di fumetti)

Un giornalista racconta prima di intervistarlo:

Non è facile scrivere di qualcuno che ammiri senza rischiare di diventare nè banale né favoleggiante. 

Il primo ricordo del lavoro di Danijel Žeželj: ero ragazzino, andai per la prima volta a questo grande club di Zagabria chiamato Kulusic. 

Al muro d’entrata c‘era questo enorme dipinto di una figura demoniaca che saltava armata di chitarra. 

Una figura misteriosa e inquietante, ma mi è sembrato che fosse proprio lì il suo posto, che davvero appartenesse a quel club rock.

Ho cominciato lì ad apprezzare le linee rette di quel tratto. 

Più tardi mi sono reso conto che c’erano altri disegni simili in giro per la città e ho capito che erano dallo stesso autore: Danijel Žeželj.

L‘atmosfera di quelle opere era qualcosa che avevo sempre desiderato: disegno buio, un po’ confuso, totalmente e completamente umano e vivo.

 

A chi gli chiede come abbia iniziato Danijel risponde:

 

Io disegnavo sempre, come fa la maggior parte dei bambini, solo che io non mai smesso.

Mi piaceva inventare storie attraverso disegni, costruivo una storia nella mia testa poi venivano di corredo il disegno e i personaggi. Io non sono cresciuto leggendo fumetti, sono stato sempre attratto da arte e dipinti.

Il disegno per me, in sè per sè, non ha tanto senso. Per me conta la storia.

Nella mia fantasia cercavo sempre di costruire la storia che poteva esserci dietro un dipinto o una qualsiasi opera d’arte.

In particolare venni influenzato da un lavoro di Jose Munoz, visto quando avevo 14-15 anni.

Mi colpì la sua cruda potenza espressiva che mi sembrava un modo completamente nuovo di raccontare una storia. 

Danijel Žeželj e le regole:

Io credo che i fumetti abbiano un grande potenziale di narrazione, solo parzialmente sfruttato. 

Immagini e testi possono essere utilizzati insieme, ma potrebbero raccontano storie diverse contemporaneamente, creare quasi uno spazio aggiuntivo, una storia “di mezzo”. 

Il mio ultimo romanzo grafico è senza testo, perché sentivo che funzionava perfettamente anche in silenzio.

Non ci crederete, ma  le immagini hanno un forte impatto anche senza le parole.

Il metodo della narrazione deve essere determinato da ciò che l’autore sta cercando di comunicare, dal contenuto, l’umore, l’atmosfera e la necessità di espressione.

Pasolini

Pasolini

E anche:

Sento che l’immagine monocromatica ha un impatto maggiore rispetto a quello del colore. 

Utilizzando un solo colore aggiuntivo su bianco e nero, solitamente il rosso e talvolta il blu, il contrasto è ancora più accentuato.

Mi piace accentuare il contrasto, mi ricorda i menifesti russi d’avanguardia e l’arte del 1920 in generale. 

Non saprei davvero come utilizzare una gamma completa di colori, non ha senso per me, mi sembrerebbe un make up, una decorazione. 

Il fondo del disegno deve essere, per me, sempre monocromatico e se è al posto giusto, nel modo giusto proprio non ha bisogno di colore.

La sua esperienza di animazione:

Zagabria ha una lunga e sorprendente tradizione di animazione, è sempre stato uno dei più grandi successi di questa città.

Sono cresciuto guardando il Festival di Zagabria di animazione, mi ricordo un anno in cui ho visto ogni singolo film del Festival, dentro e fuori dal programma, alcune centinaia di film in una settimana, almeno. 

‘stata una importante influenza, ma non ho mai voluto fare animazioni, l’idea di 20 fotogrammi al secondo mi sembrava un metodo incredibilmente lento e noioso che non avrei saputo gestire e controllare.

Poi qualche anno fa ho scoperto William Kentridge, le sue animazioni, ma anche il suo lavoro in generale (dipinti, stampe, teatro, installazioni).

La sua è una esplorazione della relazione tra percezione e tempo, il processo creativo diventa un elemento d’arte. 

Ho iniziato a sperimentare l’anìnimazione usando un metodo simile.

Io lavoro in uno studio con la luce fissa e una macchina fotografica digitale pre-impostata su di un treppiede, dipingo su una grande tavola (120 x 90 cm) con colori acrilici. 

Ogni 10-15 secondi, come la pittura cresce, faccio una foto, e poi lo stesso con l’immagine successiva ecc.

Le immagini seguono la storia fino a uno scenario predefinito e diventa “storyboard”.

La tappa successiva è l’elaborazione delle immagini, la formattazione in Photoshop e infine la modifica di tutto in Final Cut Pro, con la colonna sonora, effetti sonori, titoli ecc

Cenni biografici

Danijel Žeželj inizia a pubblicare fumetti durante il suo primo anno all’Accademia di Belle Arti a Zagabria. Dal 1986, i suoi fumetti sono apparsi in varie riviste e antologie in tutta la ex-Jugoslavia, Croazia, Inghilterra, Svizzera, Francia, Italia e Stati Uniti. E ‘autore di una ventina di romanzi grafici e raccolte di fumetti. Dalla Croazia si trasferisce a Londra nel 1991 e poi a Montepulciano, in Italia, l’anno successivo. Nel 1993, Editori del Grifo, pubblica il suo primo romanzo a fumetti, Il Ritmo Del Cuore con introduzione di Federico Fellini.

Nel 1995 arriva negli Stati Uniti. Dal 1997, in collaborazione con il musicista / compositore Jessica Lurie ha creato diversi spettacoli multimediali combinando arte visiva e musica. Nel 2004 viene ospitato al Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, nel 2005 è il primo scrittore grafico ad avere lì una mostra personale. E’ autore di due film d’animazione. Nel 2001, ha fondato una società e laboratorio d’arte a Zagabria.

Vive e lavora a Brooklyn, New York.

Hanno detto di lui:

Mi affascinano di Zezelj le sue prospettive minacciose e spettrali, il modo in cui riesce ad esprimere attraverso le sue storie e i suoi personaggi il senso della mestizia, di qualcosa di funesto che incombe. Tutto questo viene rappresentato con grande talento e uno stile che riesce a mostrare la sua visione cupa del mondo con originalità e coerenza.»
(Federico Fellini)

«Parlare di Zezelj è come avventurarsi su territori ancora poco conosciuti. I suoi racconti e le sue immagini sono territori dell’anima, sono voli della fantasia, sono angosce e soprattutto sono poesia. Tutto scorre con naturalezza: la violenza fa parte della vita come la morte e l’amore, tutto è in movimento, in evoluzione continua.»
(Stefano Bartolomei)

«Danijel Zezelj è un poeta del fumetto, che scrive versi disegnando. E’ un cantore visionario di questo fine millennio, è uno dei pochi che sappia materializzare quell’aria di apocalisse che respiriamo. I suoi disegni e le sue storie non sono tranquillizzanti e anche quando trasmettono una dolcezza infinita lasciano sempre una scia amarognola incancellabile.»
(Vincenzo Mollica)

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