Chaplin, Terribili Questi Tempi Moderni

Chaplin nasce a Londra  il 16 aprile 1889. Suo padre cantante e attore eccentrico e versatile, sua madre, conosciuta sotto lo pseudonimo di Lily Harley, attrice e cantante di particolare avvenenza, aveva una certa reputazione  nel campo dell’opera lirica.

Chaplin aged 9 or 10

Charlie viene catapultato nel mondo dei grandi a dieci anni, quando la morte prematura e la successiva malattia della madre gli cambiano la vita. Lui e suo fratello, Sydney, debbono arrangiarsi e badare a se stessi.

Avendo ereditato talenti naturali dai loro genitori, Chaplin sceglie da subito di salire sul palco come migliore opportunità per una futura carriera. Charlie Chaplin debutta come membro di un gruppo giovanile chiamato “The otto Lancashire Lads” e rapidamente cattura il favore popolare come eccezionale ballerino di tip tap.

Qui biografia completa

 

Terribili questi Tempi Moderni!

Tempi moderni è un film di Charlie Chaplin presentato in prima mondiale al teatro Rivoli di New York il 5 Febbraio 1936.

Interpreti Charlie Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman, Tiny Sandford, Alan Garcia Perez.

Charlot lavora in fabbrica, imbullona dadi a ritmo vertiginoso.

Perde un istante e non riesce più a recuperare.
Finisce negli ingranaggi.

Un ingranaggio fantastico, una megamacchina simbolica.

Dopo la drammatica esperienza vuole imbullonare qualsiasi cosa, compresi i bottoni di una signora.

La caduta nella follia, provocata dalla catena fordista del lavoro, lo accompagna anche quando diventa capopopolo di una protesta.

Tempi moderni è portatore di tante interessanti metafore. La più facile ed immediata è l’alienazione della
catena di montaggio, messaggio di grande attualità e inedito per Hollywood .

Per analogia Chaplin ci presenta un interessante paragone tra le pecore, sottomesse e vessate dal pastore, e l’uomo che lavora in modo disumano senza ribellarsi.

Era noto lo scetticismo di Chaplin nei confronti del sonoro che, negli anni, verrà superato. Tempi moderni è un film muto con alcune scene sonore in cui sono presenti, più che altro, rumori, mai un vero dialogo.

Il parlato viene usato come simbolo del potere, è il linguaggio della classe dirigente.

Chaplin inserisce un numero musicale, ma per non smentirsi canta qualcosa di indecifrabile, un insieme di parole francesi, spagnole e italiane.

Chaplin non è contro il progresso tecnico e scientifico ma è contro il suo utilizzo per sviluppare condizioni di lavoro disumano che, come nel film, porta gli individui fino alla pazzia. Il messaggio è: siamo uomini e non dobbiamo essere trattati come schiavi, ma essere considerati per quello che siamo e per quello che possiamo dare.

Dice

Il cammino della vita può essere libero e magnifico, ma noi lo abbiamo smarrito… La meccanizzazione, che porta l’abbondanza, ci ha lasciato il desiderio. La nostra scienza ci ha resi cinici e brutali. .. Voi che siete il popolo, avete il potere di creare una vita libera e splendida, di fare della vita una radiosa avventura. Combattiamo per un mondo nuovo, per un mondo pulito, che darà ad ogni uomo la possibilità di lavorare, che assicurerà ai giovani il loro avvenire, che metterà i vecchi al riparo dal
bisogno. Combattiamo per un mondo equilibrato, un mondo di scienza in cui il progresso porterà alla felicità di tutti!” (Chaplin in “Il grande dittatore” 1940)

La speranza è riposta nell’amore quando incontra la monella abbandonata in un pianto sconsolato ai margini di una strada deserta. Chi ci salva dalla fatica dello sforzo per rimanere a galla se non un abbraccio?

Infatti ecco l’abbraccio alla monella piangente, la camminata insieme negli sconfinati spazi californiani che sono inesplorate, ma esplorabili, opportunità della vita.

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