Carpenter, artigiano del cinema

Regista, sceneggiatore, musicista, compositore, John Carpenter è una vera e propria icona. Un maestro del cinema che ha profondamente cambiato le regole del film horror. Nasce il 16 gennaio 1948.
Fautore di un cinema orgogliosamente “popolare” ha spesso rinunciato ai forti compensi (e alle imposizioni) delle major.

Ha preferito lavorare a piccole produzioni indipendenti per perseguire meglio la sua personale idea. I suoi
film hanno divertito almeno un paio di generazioni, creando un immaginario collettivo di grande potenza. La
pellicola a cui il cinema horror deve molto è “Halloween, la notte delle streghe.

Nelle sue storie a farla da padrone sono le emozioni. Le trame vengono lasciate in secondo piano. Le considera, per sua stessa ammissione, oggetto di letteratura più che di cinema.

Tutta la sua opera parte da un radicale pessimismo ed una spietata critica alla
società. C’è ben poca speranza nel futuro nei suoi film.

Ancora oggi è molto influente. Registi come Guillermo del Toro, Roberto Rodriguez o Rob Zombie dichiarano di
considerarlo un maestro.

Dalla critica è definito big assoluto del cinema di genere.

Alcuni suoi film,come Vampires o Fantasmi da Marte possono essere considerati una sorta di western non convenzionali, ma non si cimenta mai in un vero western.

Racconta:

“In passato mi era capitata l’occasione di girare un western, uno di quelli “tradizionali” per così dire. Avevamo praticamente chiuso l’accordo per girare El Diablo (si trattava di un mio vecchio progetto) e anche la proposta economica era molto buona. Poi però non se ne fece niente, di colpo non ero più così entusiasta di lavorarci. Mi ero come disinnamorato del progetto, non ricordo neanche il perché. A dire il vero poi non era neanche un classico western. Penso che si possa dire che non ho mai girato un vero e proprio western perché non ne ho avuto il coraggio”

Carpenter mantiene il controllo totale sulle sue opere occupandosi personalmente di ogni fase della
lavorazione. Dalla prima riga della sceneggiatura all’ultima nota della colonna sonora.

Può essere definito un artigiano nel senso migliore del concetto.

E’ considerato un grande innovatore anche dal punto di vista musicale.
Sperimenta con la musica elettronica e crea capolavori. Ciò che compone per le colonne sonore è improvvisato. Il regista aspetta di aver ultimato tutte le riprese. Quando il montaggio è definitivo inizia a lavorare alla colonna sonora.


A proposito del Cinema racconta:

“Oggi come oggi un regista può contare su molti più strumenti rispetto a qualche anno fa, soprattutto se può permettersi di lavorare con budget molto elevati. Nonostante tutto però c’è un punto che resta ancora fondamentale: i meccanismi della narrazione cinematografica sono sempre gli stessi fin dal tempo dei film muti. Da questo punto di vista non è cambiato proprio niente”

Da pochissimo è attivo anche nel mondo del fumetto. Carpenter dichiara di essere letteralmente cresciuto con i fumetti. Si tratta di un media molto diverso rispetto ai film, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi narrativi. In questa avventura lo ha trascinato la moglie. L’epilogo è stato la pubblicazione di Asylum di cui si dichiara molto orgoglioso.

Essi vivono” si può considerare forse l’esempio massimo della sua visione distopica della realtà. In Essi vivono un giovane vagabondo (Roddy Piper) scopre, per mezzo di strani occhiali, che molte persone sono in realtà degli extraterrestri in sembianze umane. Controllano la società con messaggi subliminali costantemente trasmessi attraverso la pubblicità e i media. Accanto agli ordini schiavistici e consumistici, come “Obbedisci”, “Non porre domande alle autorità”, “Il denaro è il tuo dio” uno è particolarmente degno di nota: “Sposatevi e moltiplicatevi”. Questo comando la dice lunga sulla necessità che gli alieni hanno di allevare il bestiame umano. Con l’ausilio di un operaio (Keith David), il protagonista comincia la rivolta contro le élites dominatrici. E’ il film più dichiaratamente politico del regista. Rappresenta per lo stesso Carpenter una visione dell’epoca Reaganiana

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