Camus: viviamo nell’assurdo

Pochi autori mi hanno completamente coinvolto come Albert Camus di cui, leggendo le opere, mi sono sentita amica, sorella. Ho ritrovato, come spesso capita coi libri, concetti già presenti nella mia mente che, grazie a Camus, hanno preso forma definita.

Premio Nobel francese, nato in Algeria agli inizi del secolo scorso, Albert Camus è un esempio di scrittore combattente (come lo definisce Roberto Saviano):

“Per l’emancipazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per la giustizia sociale, per la creazione di una società diversa. Allo stesso tempo, però, Camus è lo straordinario interprete dell’estraneità dell’uomo dalla società, dell’incolmabile solitudine dell’essere umano. Una sensazione che pervade l’individuo lungo tutto il corso della sua esistenza e che l’autore riesce a rendere concreta, tangibile, nel suo capolavoro “Lo straniero“. Nelle pagine di Camus è la complessità stessa della vita a essere rappresentata. Come nel suo secondo romanzo “La peste” in cui la ricerca del significato dell’esistenza convive con lo sforzo per migliorare il mondo. “Esiste la bellezza ed esiste l’inferno degli sfruttati. Per quanto possibile vorrei rimanere fedele a entrambi”: in queste parole, secondo Saviano, è racchiusa la bussola morale e letteraria del grande scrittore francese.”

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Per entrare nel mondo letterario di Albert Camus, bisogna rendersi conto, prima di tutto, che si tratta di un autore che non crede in Dio. I suoi principali personaggi di finzione, pertanto, sollecitano una fondamentale considerazione:

Cosa può accadere a chi si rende conto che non c’è divinità, che nessun Dio esiste?

Cosa succede quando ci si rende conto che la morte è definitiva, che le gioie, le delusioni, le sofferenze sono brevi guizzi che preludono un aldilà del nulla? Questa consapevolezza a quali cambiamenti porta nel quotidiano lavoro-mangiare-amare-dormire?

Proprio come già in Kafka Josef K., l’uomo in questione ha incredibilmente compreso di essere condannato a un vuoto eterno, pur non avendo commesso alcun crimine.

Solo perché è parte di un ciclo nascita-morte senza senso a cui anche lui, come ogni cretura, è condannato:

il fatto è la morte e la sua mortalità è il tutto.

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Egli vede La Fine se si concentra sul suo futuro, “The end”  è scritto a caratteri cubitali sullo schermo, quello stesso su cui proietta i suoi vissuti di sogni e speranze.

La Speranza sulla base di una qualsiasi cosa sovrumana è inutile.

Egli vede la fine per lui e per i suoi simili. Allora? Suicidio? Che senso avrebbe se tutto non ha senso?

Questa preoccupazione con la morte ed il suo abisso di non-esistenza è la base nella maggior parte delle opere letterarie di Albert Camus.

Condannato a un eterna solitudine, ad essere zero rispetto all’eternità, il personaggi di Camus soffre come proprio il coinvolgimento e l’angoscia dell’autore.

Per noi lettori è basilare il riconoscimento del fatto che la propria morte è il punto di partenza per affrontare e sperimentare il concetto di Camusdell’assurdo“.

Assurdo come salvezza dalla disperazione e dal nichilismo, Assurdo come una sorta di ottimismo positivo, ottimismo nel senso che l’accento è posto sulla responsabilità individuale. I personaggi dell’autore devono assumersi la responsabilità della propria mortalità, sono spesso caratterizzati come ribell in rivolta contro un suicidio vile e un atto di fede altrettanto vile.

 

Video sotto: 01/09/1970 “I Giusti”  Albert Camus svolge tematiche molto complesse ed estremamente interessanti e travolgenti: l’assurdità della vita umana, il senso della vita in una società profondamente ingiusta, il senso della giustizia, la dignità umana, la libertà e i suoi limiti, l’omicidio come rivolta necessaria, la morte come riscatto necessario. Può un’azione essere portatrice di morte e di giustizia allo stesso tempo? Fino a che punto una causa nobile giustifica la violenza e l’omicidio? Riassume una rappresentazione intrisa di mille contraddizioni umane, di innumerevoli spunti per pensieri sulla vita, sulla morte, sulla giustizia su tutti i fattori che incidono in ogni cosa che facciamo e diciamo è davvero riduttivo, ma basti sapere che lo spettacolo lascia dentro l’animo infinite domande senza risposta, turbamenti che si intrecciano in un percorso illimitato….

Il nuovo ottimismo suggerisce all’uomo una specie di equilibrismo filosofico al di sopra della sua morte fisica e, nella sua rivolta, rende vivibile uno stato di precariato perenne.

Nonostante la minaccia di morte, in confronto con la morte, l’umano si comporta “come se” le sue azioni importassero.

Ovviamente è solo una illusione, esse non hanno alcun senso se non nel presente immediato, alcun senso a lungo raggio.

L’uomo sta in bilico tra Speranza e suicidio, sa che finirà per cadere, ma cerca di rimane a metà, in centro.

Ovviamente la sua vita, la vita di tutti gli uomini, non ha alcun fine. La morte è definitiva.

Ma l’umano, in modo clownesco, crea attimo per attimo nuovi atti, nuovi spettacoli, spettacoli di vita. Sfruttando la sua postura di equilibrio instabile si trova, per assurdo, in uno stato di totale libertà, fa è rifa e ristruttura le sue azioni, e, in netto contrasto con la morte, è in grado di diffondere gioia e un “ridicolo”, perchè fine a sè stesso, senso di responsabilità.

L’umano vive “come se…” camminando sul filo del rasoio.

Ciò lo costringe ad agire per i suoi simili, come se la vita avesse un senso; insomma, egli vive un’assurdità.

Sapendo che l’uomo dipende solo dall’uomo egli  si alimenta di nuovo coraggio. Egli è libero da superstizioni paurose e teorie evanescenti; egli può scartare le fedi religiose, che assumono l’uomo è lo rendono asservito ad un qualcosa di divino ed eterno.

Per contro, nella teoria di Camus, uomo non ha alcuna scusa se fallisce. La “Volontà di Dio” come scusa non è valida. L’uomo e il suo esito positivo o negativo sono unica conseguenza della propria forza o mancanza di forza. Ognuno agisce come rappresentante di tutta l’umanità; egli è responsabile della creazione della pace nel mondo.

 Egli è responsabile di tutti ed è completamente solo.

Camus sfida l’uomo a fare il lavoro assegnato a Dio.

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One thought on “Camus: viviamo nell’assurdo

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